mercoledì 26 aprile 2017

MILANO VENERDì 28 APRILE

AMBULATORIO MEDICO POPOLARE in via dei Transiti T28

 ED AVEVAMO GLI OCCHI BELLI
iniziativa in ricordo di Roma e Alfredo

presentazione "correnti di Guerra " di Marco Rossi
e "un odissea partigiana, dalla resistenza al manicomio"
di M.Franzinelli e di N.Graziano

a seguire APERICENA

domenica 23 aprile 2017

Quando il giudice è stato psichiatrizzato di Maria Catena Amato


Quando il giudice è stato psichiatrizzato di Maria Catena Amato

A distanza di anni, non so ancora chi forse in Cielo mi ha aiutata, ma se non avessi avuto quel barlume di lucidità, che all’epoca, contro tutti e contro tutto, mi fece scegliere liberamente e consapevolmente di risolvere i miei gravissimi problemi personali, senza alcun aiuto farmacologico e nessun supporto psicoterapico, non sarei ancora in vita.
Sono venuta a contatto con gli psicofarmaci e con il mondo della psichiatria, per caso, quando ignara di tutto, stavo preparando l’esame di diritto amministrativo alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Mio padre, violento in famiglia da sempre, alcolista da qualche tempo, finì in ospedale in gravissime condizioni per morirvi dopo pochi mesi. Io, per molti anni, fin da bambina, avevo abusato del cibo, all’interno della mia famiglia violenta e distruttiva, ingozzandomi ripetutamente.

Mi indirizzarono da coloro che, secondo molti, mi avrebbero aiutata in ogni caso. Primo dono: un pacchetto di ansiolitici, da prendere al bisogno, mentre, tentavano, in tutti i modi, di sottopormi ad una psicoterapia, non richiesta e non gradita, mentre la mia disperazione e la mia sofferenza crescevano ogni giorno di più. Mi rivolsi allo stesso operatore per più di un anno, senza alcun risultato, mentre le mie condizioni fisiche peggioravano ed il mio peso aumentava. Le cose non cambiarono quando andai altrove. Mi prescrissero psicofarmaci: dal Prozac, ad altri. Poi arrivarono i neurolettici, mentre cercavo di spiegare disperatamente, non ascoltata, a queste persone che con le chiacchiere non si esce dalla disperazione, specialmente quando in casa hai una madre totalmente invalida, senza risorse economiche, senza lavoro e senza futuro, anche con una laurea in Giurisprudenza, in terra di mafia! Mentre il contrasto fra le loro eccellenti teorizzazioni ed i miei principi e valori di vita, diveniva incolmabile. Ad un certo punto, finii in ospedale per “Impregnazione neurolettica.”
Ho rischiato di morire. Mi disintossicarono e gli specialisti psichiatri della clinica dove mi avevano portata mi chiesero come mai prendessi così potenti psicofarmaci e come mai me ne fossero stati prescritti per anni di tutti i tipi, visto, che, dopo un mese di osservazione all’interno della loro struttura, non avevano riscontrato in me alcuna patologia! Per loro ero perfettamente sana! Il problema dell’abuso del cibo era solo dovuto alle vicende distruttive familiari. Avevo semplicemente sfogato la disperazione sul cibo. Si poteva benissimo correggere con. un po’di serenità e di quiete, costruendo la mia vita. Ed allora tutti gli psicofarmaci prescritti?.. per quale patologia? Le domande sorgevano spontanee. Rifiutai ogni prescrizione farmacologia di neurolettici. Ritornai al Servizio dove mi volevano ancora somministrare altri psicofarmaci potentissimi, se avevo voglia di prenderne. Non ero certo guarita dalla mia gravissima patologia…poi, dissero a mia madre che potevo anche optare per un ricovero in ospedale, dove mi avrebbero sedata…Rifiutammo ogni tipo di aiuto. Ancora non ci rendevamo conto di cosa fosse successo. Incominciammo a richiedere la mia documentazione medica e le Strutture incominciarono a rifiutarcela. Mi rivolsi così all’avvocato presso il quale facevo praticantato legale. Con la minaccia di una denuncia, ci fornirono quanto richiesto e dovuto. Qual’era questo mio famoso malanno da curarmi a tutti i costi…o meglio, che desideravano così ardentemente di curarmi? Non ci è dato sapere… In una cartella avevo la personalità disturbata a vario titolo, patologie gravissime irreversibili (diagnosi postuma: sfornata al momento dell’intimazione legale!); in un’altra la bulimia. In un’altra ancora non avevo niente (ma gli psicofarmaci me li volevano dare lo stesso…Malata di che…?). Di una stessa struttura esistevano addirittura due copie di cartelle. Quale era la veritiera? Mistero…Però una cosa saltava agli occhi, evidentissima…avevo contestato… forse troppo…ribellandomi alle loro amorevoli cure…avevo fatto troppo di testa mia…pensato troppo…Di certo non mi avevano curata e neppure guarita…
Allarmati, visto che non riuscivamo a capire nulla, ci siamo rivolti ad un primario: il Professore Mario Meduri di Messina, che, dopo visita accurata e vari test di tutti i tipi, ripetuti presso un’altra struttura pubblica, con il medesimo risultato (Perfettamente sana!), mi disse che non avevo bisogno di psicofarmaci e che l’ingozzamento di cibo in tutti quegli anni, si chiamava bulimia, ed era dovuto ai problemi familiari.
Partì la denuncia verso la Magistratura. Senza soldi e senza perito, quello bravo e pagato bene, che metta in luce gli effetti distruttivi dei psicofarmaci e l’assurdità di certo sistema, non hai giustizia. Neppure in sede civile, perché la Giustizia in Italia ha un costo economico non indifferente, e noi non rientravamo neppure nel gratuito patrocinio, per pochi spiccioli! Non abbiamo neppure potuto proporre un giudizio di danni, anche qui il perito andava pagato, ante-causam ed in corso di causa. I reati, di falso in atto pubblico è difficile dimostrarli. L’esposto, dopo anni, fu archiviato per prescrizione. I reati di falso si erano prescritti! Nessuna considerazione nel merito. Nessuna giustizia per anni di inferno. La mafia dei colletti bianchi aveva vinto, come sempre…gli amici degli amici…Avanti un altro da distruggere! E’ forse scienza questa? Cosa sta succedendo?
In cura per cosa?...Ci siamo chiesti tutti, familiari ed amici…La “patologia del dissenso?” Per caso…visto che avevo avuto la felice idea di andare, come mio solito, a ficcare il naso dove non avrei dovuto e fare domande che non avrei mai dovuto fare…inopportune…contestatrici…
Quando rifiutai ogni aiuto ero distrutta fisicamente. Tutti gli psicofarmaci provocano danni collaterali, a cominciare dalla perdita della memoria, molto spesso indimostrabili, in un campo dove impera l’arbitrio. Il mio peso era di centotrenta chili ed oltre e i miei ormoni non rispondevano più.
Mi curò un medico ginecologo, il dottore Oriente Antonio, gratuitamente, al quale devo la mia vita e la mia salute.
I miei problemi personali legati al cibo, con il suo carico di sofferenza e di disperazione, li ho affrontato con l’aiuto prezioso delle persone che mi amano. Il resto è venuto da sé, dopo che ho chiuso per sempre con i veleni legalizzati e con qualunque tipo di approccio psichiatrico e similari. Abilitazione all’esercizio della professione legale e dal gennaio 2002 esercizio di funzioni giudiziarie onorarie presso il Tribunale di Patti, distretto di corte d’Appello di Messina, con all’attivo centinaia di Sentente e provvedimenti nel campo civile; dando così il mio contributo all’Amministrazione della Giustizia, crescendo umanamente e professionalmente, tra la stima e l’affetto dei Magistrati, dei colleghi e degli Avvocati. A tutti un grazie di vero cuore.
Presto ci sarà un sito: www.analistaanalizzato.it, dove raccoglierò la mia storia personale, con tutti i documenti storici connessi, per dare voce a chi non ha voce, attraverso questa mia opera prima, l’Analista Analizzato, edita dalla Casa Editrice Progetto Cultura 2003, e donare un forte messaggio di speranza alle numerose persone disperate che vengono sistematicamente distrutte nel tentativo assurdo di curargli sola la disperazione…”malati di niente!”

mercoledì 5 aprile 2017

14 e 15 Aprile a Torino e Milano

 
Il 14 e 15 al Paso di Torino ed Torchiera di Milano ci saranno dei concerti benefit per la ristampa di libri a tema anticarcerario ed antipsichiatrico che poi verranno inviati e distribuiti gratuitamente all'interno nelle carceri. In uno dei due libri c'è anche un intervento del Camap e per chi fosse interessato può richiederli qui https://editricecirtide.noblogs.org/ o potrà scaricarlo qui https://editricecirtide.noblogs.org/files/2015/03/psichiatria_web.pdf

 


sabato 1 aprile 2017

PISA: GIOVEDì 6 APRILE

EXPLOIT in largo Pontecorvo 2
Il Collettivo Antipsichiatrico ANTONIN ARTAUD
l’Osservatorio Antiproibizionista CANAPISA CREW
organizzano:

“PSICHIATRIA di GUERRA. Sperimentazione e business in ambito militare
dalla Prima guerra mondiale ai giorni nostri.”

dalle ore 17:30 Presentazione dell’opuscolo “CORRENTI di GUERRA. Psichiatria militare e faradizzazione durante la Prima guerra mondiale.” di Marco Rossi e proiezione del video documentario “Il NEMICO NASCOSTO”

A seguire APERICENA

PER INFO: antipsichiatriapisa@inventati.org

mercoledì 22 marzo 2017

CORRENTI DI GUERRA. Psichiatria militare e faradizzazione durante le Prima guerra mondiale

sotto il link alla versione pdf da scaricare dell’opuscolo di Marco Rossi “Correnti di guerra”. Sulla psichiatria militare e l’uso della corrente elettrica durante la prima guerra mondiale, autoprodotto dal Collettivo Artaud.

 https://artaudpisa.noblogs.org/files/2017/03/correnti-di-guerra-pdf.pdf

qui la prefazione:

''Continua  la  collaborazione  con  Marco,  di  cui  abbiamo  imparato  ad  apprezzare  il  preciso  lavoro  di  ricerca  storica.
In  questo suo ultimo scritto, ci rende noto come durante la Prima Guerra Mondiale, quindi prima dell’invenzione dell’elettroshock, la  corrente  elettrica  fosse  già  utilizzata  sui  soldati  degli  eserciti  europei «per il trattamento delle nevrosi di guerra, oltre che per smascherare  presunti  simulatori».  Siamo  di  fronte  alla  prima  affermazione della corrente elettrica come strumento di “cura” e punizione.
Alla Prima Guerra Mondiale e all’uso della corrente faradica sui soldati, seguiranno gli anni della sperimentazione delle terapie da shock che consistono nell’infliggere volontariamente un trauma, ritenendo che il controllo e la gestione dello shock così provocato possa portare risultati terapeutici.
Nei   manicomi,   nelle   cliniche   psichiatriche   universitarie   e   religiose, così come nei lager, si perfeziona l’induzione di stati di incoscienza con l’utilizzo delle più svariate sostanze e procedure.
Dal 1917 al 1935, si introducono in psichiatria la malarioterapia, la  “cura  del  sonno  a  permanenza”  tramite  iniezione  ciclica  di  barbiturici,  lo  shock  insulinico  e  la  terapia  convulsiva  mediante  iniezioni  di  Cardiazol.  Ma  è  nel  1938  che  la  corrente  elettrica  si insedia ufficialmente tra gli strumenti di “cura” psichiatrici; a Roma Cerletti sperimenta infatti l’ultima delle terapie da shock: l’elettroshock.
Nonostante la brutalità di tali pratiche, tanto il coma insulinico come la convulsione da Cardiazol si diffusero immediatamente.
Lo  stesso  avvenne  poi  per  l’elettroshock,  tuttora  utilizzato  e  largamente  praticato  in  Italia,  dove  siamo  passati  nell’ultimo  decennio  da  9  a  più  di  90  strutture  attrezzate  per  la  cosiddetta  terapia elettroconvulsivante (TEC).
Come sottolinea Marco, dolore e terrore erano nei primi decenni del  ‘900  parte  fondamentale  delle  pratiche  psichiatriche  di  investigazione e recupero; ma ancora oggi queste non hanno mutato  la  loro  essenza  violenta  e  si  manifestano  attraverso  la  coercizione,  l’obbligo  di  cura,  la  contenzione  fisica  e farmacologica.
Durante la Prima Guerra Mondiale decine di migliaia di persone furono internate nei manicomi. La psichiatria militare rifiutava però  di  riconoscere  nella  guerra  la  causa  delle  psiconevrosi  dei  soldati  che,  come  ci  spiega  Marco,  erano  considerate  effetti  collaterali che si manifestavano in individui “predisposti”.
Il Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) è oggi catalogato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), come  la  possibile  risposta  di  un  soggetto  a  un  evento  critico  abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, attentati, azioni belliche, incidenti  stradali,  abusi  sessuali,  atti  di  violenza  subiti  o  di  cui  si è stati testimoni, etc.). A questa nuova “malattia” si risponde con  trattamenti  psico-farmacologici  dagli  esiti  spesso  letali. 
Tra  i  soldati  statunitensi  in  Afghanistan,  sono  più  quelli  che  si  suicidano una volta ritornati a casa (a volte dopo aver sterminato anche la famiglia), che quelli morti in combattimento.
La  stessa  diagnosi  PTSD  e  lo  stesso  trattamento  vengono  somministrati  alle  vittime  di  guerra  con  risvolti  drammatici:  sempre più si diffondono antidepressivi e antipsicotici nei campi profughi, negli Hot Spot, nei CIE. Per le donne Kurde Yezide che si disperano troppo per la perdita dei loro figli o parenti, si aprono le porte dei manicomi turchi dove neanche si parla la loro lingua.
Simile dramma viene vissuto dai bambini palestinesi della striscia di Gaza, costretti a vivere fin dalla nascita in quella prigione a cielo aperto su cui le multinazionali delle armi sperimentano sempre nuovi ordigni; il 90% di loro soffre di disturbi psicologici, ma niente paura: centinaia di ONG occidentali importano diagnosi e cure come da DSM V.
Un orribile quanto reale paradosso che rivela, oggi come allora,l’inganno e la strategia che gli sta dietro: curare il sintomo, cioè la persona  “disturbata”,  piuttosto  che  intervenire  sulle  reali  cause  del  disturbo,  cioè  la  guerra,  l’occupazione,  i  bombardamenti, l’embargo, la fame.
Guerre,    controllo    psichiatrico    mascherato    da    intervento umanitario  e  business  delle  multinazionali  del  farmaco,  sono  un pericoloso mix che dovrebbe renderci più vigili su ciò che il futuro sembra riservarci.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

domenica 5 marzo 2017

Giovedì 9 Marzo CIrcolo Bonometti




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La lettura delle opere di Foucault e di Szasz viene qui proposta per aprire una riflessione sulla teoria e soprattutto sulla pratica psichiatrica. L'attenzione è posta sulla critica delle basi epistemologiche di questa scienza, che a differenza delle altre branche della medicina opera in assenza di riscontri biologici nella maggior parte delle sue diagnosi, e sulle istituzioni psichiatriche. Di queste ultime, luoghi come i manicomi e gli ospedali psichiatrici giudiziari o dispositivi come il trattamento sanitario obbligatorio e la contenzione farmacologica, viene messo in evidenza il carattere meramente coercitivo, a partire dal "grande internamento" analizzato da Foucault. Si considera inoltre il ruolo della psichiatria, come denunciato da Szasz, nella tendenza a patologizzare l'intera gamma dei comportamenti umani a scopi di controllo sociale. A fronte di queste analisi, l'Autore prospetta una visione olistica del problema della malattia mentale, promuovendo all'interno della psichiatria un dialogo che apra ad una concezione bioetica dell'individuo.
Presentazione de 'La Critica Psichiatrica nelle opere di Szasz e di Focault' di Gabriele Crimella ed incontro con il Collettivo Antipsichiatrico Camuno.
Giovedì 9 Marzo Ore 18
Circolo Anarchico Bonometti - Vicolo Borgondio - Brescia

martedì 14 febbraio 2017

Omicidio Mauro Guerra: «Il carabiniere sparò per uccidere»

http://www.osservatoriorepressione.info/

Omicidio volontario, secondo il pm di Rovigo, l’accusa per il maresciallo dei carabinieri che uccise Mauro Guerra nel luglio del 2015. Ribaltata la prima ipotesi di omicidio colposo

Ora rischia l’ergastolo il maresciallo dei carabinieri Marco Pegoraro, 45 anni, già comandante della stazione dell’Arma di Carmignano di Sant’Urbano. Il pubblico ministero della Procura di Rovigo Fabrizio Suriano ha concluso le indagini ipotizzando l’omicidio volontario per la morte di Mauro Guerra, il 33enne di Carmignano, laureato in Economia aziendale, di professione buttafuori, freddato da un colpo di pistola esploso, da distanza ravvicinata, dall’arma d’ordinanza del militare il 29 luglio 2015.

Dopo essere stato in un primo momento imputato di omicidio colposo per aver sparato a un uomo nell’estate 2015 al termine di un inseguimento nei campi tra il nel padovano e il rodigino, il maresciallo dei carabinieri è ora accusato di omicidio volontario. Pegoraro da poco al comando della locale stazione dei carabinieri, era intervenuto assieme a un vice brigadiere a casa dell’uomo, conosciuto come persona ‘disturbata’, che quando andava in escandescenza offendeva e minacciava sorella e madre. Secondo l’accusa i militari si presentarono all’abitazione di Guerra annunciando di dover operare un Tso che alla luce delle indagini, come indicano i quotidiani locali, non ci sarebbe stato. Fuggito in mutande da una finestra l’uomo era stato bloccato e ammanettato dal secondo carabiniere che aveva però dovuto subirne la violenta reazione rimanendo gravemente ferito. Proprio per soccorrere il collega il maresciallo intervenne esplodendo in aria tre colpi di Berretta semiautomatica ed un quarto al fianco della vittima. Alla luce dell’inchiesta il pm ha ritenuto che l’intervento del maresciallo non fosse mosso dall’intenzione di salvare il collega che, pur ferito, non sarebbe stato in pericolo di vita.

Si legge sul sito di Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa che, il pomeriggio del 29 luglio, in un campo di sterpaglie poco distante da casa sua a Carmignano di Sant’Urbano nel padovano: Mauro era scalzo e in mutande quando gli hanno sparato.Gli organi di stampa nelle ore successive al fatto hanno dato una serie di versioni molto diverse tra loro in merito all’accaduto. Secondo la prima versione (subito smentita dalla famiglia) i carabinieri sarebbero stati chiamati dalla famiglia del ragazzo il quale durante una lite avrebbe dato in escandescenza, da qui l’intervento dei militari per sottoporre Mauro ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio e Mauro che avrebbe tentato la fuga per sottrarsi al trattamento, ne sarebbe quindi nato un inseguimento e una colluttazione con uno dei carabinieri. Sempre secondo la versione dell’Arma il militare sarebbe stato colpito più volte dal ragazzo con un corpo contundente rimanendo ferito e riportando la frattura della teca cranica, della mandibola e di sei costole. A quel punto sarebbe arrivato il collega che vedendo il militare a terra sanguinante avrebbe estratto la pistola e sparato prima due colpi in aria e poi un terzo all’indirizzo di Mauro che è deceduto sul posto pochi istanti dopo essere stato colpito al fianco. Col passare delle ore questa versione ha subìto parecchi mutamenti e la stampa (in particolare Il Mattino di Padova) ha iniziato anche a screditare la vittima descrivendola come una persona disturbata e violenta asserendo inoltre: 1) che qualche giorno prima della morte Mauro si era recato presso la caserma dei carabinieri a consegnare un manoscritto delirante in cui parlava di Dio e del diavolo, di Ezechiele e del destino del mondo; 2) che qualche giorno prima della morte di Mauro i carabinieri avevano ricevuto la segnalazione di una famiglia che avrebbe visto Mauro nascosto dietro un cespuglio; 3) un compagno di palestra avrebbe ricevuto da Mauro una sberla senza motivo sempre qualche giorno prima della morte; 4) che quella mattina all’arrivo dei militari Mauro aveva occhi spiritati e parlava in modo incomprensibile; 5) che una volta ferito dal colpo di pistola avrebbe continuato con ferocia la sua azione interrotta solo dall’intervento di altri quattro carabinieri.

Anche in merito alle lesioni riportate dal carabiniere c’è poca chiarezza visto che quelle sopracitate vengono poi ridimensionate in sospetta lesione cranica, frattura della mascella e una costola incrinata e il carabiniere che veniva dato in fin di vita è stato poi dimesso poche ore dopo l’accaduto. I familiari, con una telefonata al numero verde di Acad, hanno riferito una storia diversa: «Abbiamo la testimonianza di diverse persone che erano lì – racconta una parente – i carabinieri hanno la loro versione ma noi abbiamo i testimoni. Mauro era stato bloccato, già gli era stata infilata una delle manette ma il carabiniere lo ha aggredito e lui ha reagito. Non so cosa gli abbia detto ma è vero che Mauro lo ha colpito, due-tre pugni, non so. Così si è divincolato, si è girato ed è andato via quasi camminando, camminava, ma gli ha sparato alle spalle. E gli altri carabinieri, che erano a cento metri, quando sono arrivati, hanno continuato a prenderlo a calci quando già era a terra». secondo quanto ci ha detto la famiglia Mauro quella mattina era in casa con il fratello minore e il padre, non c’è stata alcuna lite in famiglia, non si capisce chi abbia allertato i carabinieri e l’ambulanza (tant’è che anche il padre di Mauro è rimasto sorpreso dall’arrivo dei militari) e il modulo per il Tso non avrebbe in calce né la firma di un medico né le firme delle Autorità del comune.

Ad effettuare i rilievi sul posto gli stessi colleghi dei carabinieri coinvolti, una costante in casi del genere. La famiglia ad oggi non sa se nemmeno se il pm si sia mai recato sul luogo. «Nemmeno un cane si ammazza in questa maniera. Lo avete ucciso voi, vergognatevi!» Il carabiniere che ha sparato è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e trasferito alla Legione Veneto. Circa una settimana dopo i fatti abbiamo appreso dalla stampa locale che altri due carabinieri sarebbero ricorsi alle cure mediche e si sarebbero fatti refertare una distorsione al polso e una frattura del metacarpo che avrebbero riportato durante la colluttazione con il giovane che, già ferito e morente, secondo loro continuava a picchiare con forza.

Ercole Olmi